Dove andiamo domani, su cosa vogliamo investire

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L’attuale pandemia ha rivelato in modo estremo le nostre debolezze e le nostre potenzialità, dividendo in vincitori e vinti gli attori internazionali. La capacità tecnologica è diventata una questione di sopravvivenza. Per esempio, un vaccino contro un virus sconosciuto in meno di un anno, invece che in dieci, o mai. È una campana che suona per l’Italia e per l’Europa, soprattutto oggi. Il nostro Paese e il nostro continente non possono più subire stupiti l’evoluzione globale della tecnologia, ma devono anticiparla e investire su schemi più radicali di innovazione.

È tempo di uscire dalla logica dell’emergenza e iniziare a programmare il nostro futuro: che cosa vogliamo costruire, per cosa vogliamo essere ricordati?

Anche la crisi climatica ha da tempo iniziato a mettere in discussione il nostro modello di sviluppo globale. Abbiamo iniziato a farci nuove domande su postulati mai messi in dubbio in cinquant’anni di sviluppo. Oggi il mondo intero sente l’urgenza di costruire un altro futuro. Le grandi potenze lo stanno già facendo, a partire da Stati Uniti e Cina. E non saranno certo loro a occuparsi di noi. L’Italia deve riprendere in mano carta e penna e tornare a disegnare, programmare e costruire, investendo con coraggio e ambizione sul proprio futuro.

Gli esempi e le occasioni mancate formano una lunga lista, nei legami tra industria e ricerca, nei nuovi paradigmi tecnologici che l’Italia, da un certo punto in poi, non è più stata in grado di cogliere. Il software e le tecnologie emergenti stanno divorando il mondo. Serve un’azione ampia e determinata, da realizzare con approcci che uniscano la pazienza dell’orizzonte temporale all’urgenza delle trasformazioni.

Già oggi, la crisi climatica è la maggiore sfida della nostra epoca per la pressione esistenziale su tutte le specie viventi e su ogni singolo ambito del nostro modello di sviluppo. Nei settori produttivi sta già cambiando l’allocazione dei capitali a livello globale. È letteralmente la più grande riallocazione di investimenti della storia.

Questo cambiamento non può non riguardarci. Per quanto sia fondamentale il nostro tessuto di piccole e medie imprese, non è un segreto che molte di esse lavorino principalmente per grandi aziende, costituendo filiere d’eccellenza. Se vogliamo mantenere, sostenere e ingrandire questo prezioso tessuto, la soluzione più semplice è quella di creare nuove grandi aziende italiane, che possano competere a livello globale facendo leva sulla qualità insita in queste filiere, e catturare valore che possa essere reinvestito in Italia. Dobbiamo iniziare a puntare sulla scienza, sulle tecnologie di nuova generazione e sulle idee imprenditoriali dei migliori talenti. A queste persone, diciamo che noi ci siamo.

ENEA Tech nasce per dare voce agli innovatori e alle innovatrici che vogliono costruire il futuro dell’Italia e del pianeta. Il tempo di agire è ora. Per questo invitiamo le realtà dell’ecosistema italiano, come enti di ricerca, università, startup, piccole e grandi aziende innovative, founder e imprenditori a prendere coscienza delle proprie potenzialità. E a farsi avanti.

Inviateci le vostre idee di impresa, i progetti di innovazione più radicali e fuori dagli schemi. Non cerchiamo proposte di piccoli miglioramenti incrementali, ma salti tecnologici e di paradigma: a partire dall’ambito della salute, ma puntando su tutti quei settori che sono stati alterati e/o accelerati da COVID-19 e che saranno investiti dai nuovi shock globali.

Nella missione di ENEA Tech c’è la liberazione del potenziale dell’Italia, di tutte quelle energie del nostro Paese ancora nascoste o sottoutilizzate, perché non hanno trovato spazio, risorse e visibilità o perché hanno messo radici all’estero per via dei ritardi del nostro Paese. Perché non trovano una connessione di valore con il proprio contesto.

Per questo abbiamo bisogno dei vostri progetti più impetuosi. Per fare in modo che le tecnologie che svilupperemo e porteremo sul mercato insieme soffino nella direzione del progresso che vogliamo: equo, inclusivo, sostenibile e duraturo. Le occasioni perdute sono figlie di ambizioni mancate.

Alessandro Aresu, Stefano Bernardi, Chiara Giovenzana, Diva Tommei

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